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La naginata può essere descritta come un’alabarda, con la lama incurvata e montata su un’asta. Viste le sue caratteristiche era molto usata dai soldati di fanteria contro i cavalieri. I Monaci guerrieri (Yamabushi) la preferivano alla spada ma anche molti samurai la usavano. Per tutto il periodo Edo (1600-1868) con la fine delle guerre, venne usata principalmente dalle donne dei samurai come arma di legittima difesa e veniva portata come dote dalle spose di famiglia samurai. Durante l’era Meji, la pratica perse il suo carattere militare per diventare una disciplina personale (Budo). Fino alla seconda guerra mondiale, la pratica faceva parte del programma scolastico femminile, mentre ai maschi era riservata la pratica del Kendo. L’Atarashii Naginata o Naginata moderna, fu costituita nel 1955 codificando le tecniche delle numerose scuole esistenti, per farne una moderna Arte Marziale molto precisa e molto simile al Kendo (di cui il Naginata ha copiato l’armatura di protezione) i colpi sono gli stessi più uno alle gambe “sune”. Per gli allenamenti in armatura si utilizza un’arma leggera costituita da una lunga asta in legno (HEBU) e un’estremità in bamboo (HABU), mentre per l’esecuzione dei kata si usa una naginata interamente in legno e provvista di una piccola guardia (TSUBA). Nel maneggio di quest’arma la forza è superflua, non necessita infatti dell’energia del Kendo, ma è richiesta una grande coordinazione e scioltezza; per questo motivo la sua pratica è molto adatta alle donne. Anche nella moderna Naginata sono presenti delle competizioni, che si dividono in gare di combattimento in armatura (SHIAI) e gare di kata (ENGI); in tali competizioni, come nel caso del Kendo, viene data molta importanza all’etichetta, al rispetto per l’avversario e al proprio atteggiamento interiore; non basta infatti colpire l’avversario ma bisogna farlo nel giusto modo e col giusto atteggiamento mentale.
NAGINATA
LA LEZIONE
In generale una lezione di Naginata si articola nelle seguenti fasi: dopo il mokuso, momento di raccoglimento e concentrazione, si effettua il saluto e di seguito si esegue un breve riscaldamento generale a corpo libero; successivamente si effettuano esercizi di riscaldamento con la naginata (SUBURI) e si studiano i movimenti base dei piedi (ASHISABAKI) e del corpo (TAISABAKI).   Si inizia poi la lezione tecnica vera e propria dove si studiano le tecniche fondamentali (KION) e le tecniche di combattimento con l’armatura dove è possibile colpire con energia i bersagli protetti che sono i polsi, il busto, la testa, la gola e le gambe da sotto il ginocchio alla caviglia. Oltre all’allenamento con la naginata in bamboo e l’armatura, si effettua anche lo studio degli esercizi formali (KATA), eseguiti a coppie senza armatura; la lezione di Naginata si conclude sempre con il tradizionale saluto in ginocchio (seiza).
Gradi ed esami    Il progresso tecnico degli allievi viene valutato attraverso degli appositi esami dove i candidati dovranno dimostrare un livello tecnico via via migliore  a seconda del grado che dovranno raggiungere. Il sistema dei gradi non prevede l’uso delle cinture colorate ma si rifà al sistema di gradazione classico giapponese, esistono 6 gradi inferiori (KYU) che vanno attribuiti in ordine decrescente dal 6° al 1° e 10 ipotetici gradi superiori (DAN) che andranno invece attribuiti in ordine crescente dal 1° al 10°. Gli esami, anche per i gradi inferiori, dovranno essere valutati da un’apposita commissione in occasione di raduni nazionali.
La divisa La divisa base di allenamento è costituita da una giacca bianca a maniche corte (NAGINATAGI) e da un’hakama blu o nera (il tradizionale pantalone largo dei samurai). Durante l’allenamento al combattimento il corpo viene protetto da un’armatura (BOGU), formata da una maschera (MEN), una corazza anteriore (DO), dei guanti imbottiti (KOTE) uno spesso gonnellino (TARE) e un paio di parastinchi provvisti di stecche di bamboo (SUNEATE). Come il Kendo, anche la Naginata può essere praticata su qualsiasi superfice anche se la migliore rimane il classico pavimento in legno (parquet); la pratica, come per tutte le arti marziali giapponesi, si effettua a piedi nudi.